Correre per il prpoprio benessere

A cura di Marcello Ghiselli

Molti pensano che esista un solo tipo di grasso, come quello che ci si accumula su pancia e fianchi molto difficile da ridurre, le moderne ricerche scientifiche però hanno dimostrato come in realtà esistano due diverse tipologie di grasso: il grasso bruno ed il grasso bianco. Questi due grassi sono molto diversi tra loro, ed il modo in cui interagiscono potrebbe essere la chiave per la definitiva sconfitta dell’obesità.Il tessuto adiposo non è solo un connettivo costituito da cellule, chiamate adipociti, deputate soprattutto all’accumulo di grasso sotto forma di trigliceridi, ma un vero e proprio organo, in grado di produrre veri e propri ormoni che influenzano l’attività dell’intero organismo.IL GRASSO BIANCOIl grasso bianco è quello maggiormente presente all’interno del nostro corpo. Anche se viene definito “bianco”, il suo colore è in realtà un giallo spento. La struttura delle cellule di grasso bianco è simile a quella di una grande goccia oleosa, con la struttura cellulare relegata ai margini del liquido. Il grasso bianco tende ad accumularsi inizialmente sull’addome, per poi espandersi anche nel resto del corpo.
Il grasso bianco immagazzina i trigliceridi presenti nel sangue e li trasforma in energia di riserva. Questa energia viene lentamente rilasciata nel sangue con ritmo costante, a seconda del fabbisogno calorico del momento. Durante l’attività sportiva, quando aumenta la richiesta di energia, il grasso bianco rilascia una grande quantità di calorie, diminuendo di volume.
Quando però i trigliceridi assunti attraverso l’alimentazione superano quelli necessari all’organismo, il grasso bianco non è in grado di smettere di accumulare energia ed inizia a depositarsi nell’organismo in maniera esponenziale ed incontrollata.

IN SINTESI
LE PRINCIPALI FUNZIONI DEL TESSUTO ADIPOSO BIANCO

• Sintetizzare trigliceridi ed immagazzinarli come riserva energetica (1Kg = 7000 Cal circa).
• Idrolizzare i trigliceridi depositati ed immettere acidi grassi liberi nel sangue.
• Sintetizzare trigliceridi a partire dal glucosio.
• Ammortizzatore meccanico, isolante termico e produttore di ormoni e sostanze biologicamente attive ( Il più attivo dal punto di vista endocrino è il tessuto adiposo addominale).

Quando i depositi di grasso bianco sono eccessivi, le cellule al suo interno iniziano a comportarsi in maniera anomala aumentando la produzione di sostanze pericolose per la salute come le Adipochine che hanno un ruolo importante nei metabolismi energetici e stanno anche alla base della fisiopatologia di malattie molto diffuse (ipertensione arteriosa, obesità , aterosclerosi, diabete di tipo 2). A queste sostanze se ne associano altre ad azione pro-infiammatoria e pro-insulino-resistenza, prodotte dai macrofagi deputati alla digestione di quelle cellule adipose morte, perché rese troppo voluminose dall’eccessivo accumulo lipidico (tipico dell’obesità). Non a caso, è stato dimostrato che il numero di macrofagi presenti nel tessuto adiposo è proporzionale al grado di obesità.

IL GRASSO BRUNO
Il grasso bruno è purtroppo scarsamente presente nel nostro organismo. Abbonda invece nei neonati che però, con l’avanzare dell’età, lo sostituiscono con il più comune grasso bianco. Il suo colore scuro è dovuto alla diversità della sua struttura cellulare. Le cellule di grasso bruno, a differenza di quelle di grasso bianco, non sono costituite da una unica sacca oleosa ma contengono al suo interno centinaia di micro-sacche.
La struttura cellulare si posiziona quindi al centro della cellula, mantenendo un maggior controllo sul proprio funzionamento. Il grasso bruno si trova in piccoli depositi localizzati tra il collo e le spalle e sembra essere quasi del tutto assente nelle persone obese.
Anche il grasso bruno immagazzina i trigliceridi ma ha un diverso meccanismo di rilascio. Il grasso bruno si attiva in seguito ad una stimolazione ben precisa, non collegata alla richiesta di energia da parte dell’organismo. Le cellule di grasso bruno rilasciano l’energia accumulata quando il corpo è in condizioni di particolare stress termico. In particolare, l’attività di questo grasso sembra essere collegata al controllo della temperatura corporea.
Negli animali, soprattutto in quelli che vanno in letargo, le quantità di grasso bruno nell’organismo sono molto elevate in quanto durante i mesi freddi esso rilascia tutte le calorie necessarie alla sopravvivenza. Un’altra caratteristica importante del grasso bruno è che sembra essere in grado di regolarizzare il metabolismo in seguito ad una assunzione eccessiva di cibo.
Quando assumiamo troppe calorie infatti, la nostra temperatura corporea subisce sempre una variazione. Il grasso bruno rilascia quindi energia per regolarizzare nuovamente l’equilibrio dell’organismo, bruciando di fatto ulteriori calorie.
In sintesi: mangiando di più si bruciano maggiori calorie, un vero e proprio sogno… Peccato che il grasso bruno presente nel corpo della maggior parte delle persone sia talmente poco da non essere efficace…
E’ possibile trasformare il grasso bianco in grasso bruno?.
Diversi studi sostengono che il metodo migliore per stimolare il grasso bruno a bruciare calorie sia quello di cercare volutamente l’ipotermia.
Un sistema particolarmente efficace per risvegliare le cellule di grasso bruno sembra essere quello di fare attività sportiva al freddo. Una bella corsa all’aperto o anche solo una camminata veloce di 40 minuti al freddo permettono infatti di bruciare sia le calorie rilasciate dal grasso bianco che di attivare la funzionalità del grasso bruno.
Il tessuto adiposo bruno è dotato di una ricca innervazione simpatica che lo rende particolarmente sensibile all’attività degli ormoni secreti rapidamente in risposta a stress psicofisici acuti.
La ridotta presenza di adipociti bruni in un individuo adulto sembra quindi essere uno dei tanti meccanismi patogenetici che stanno alla base dell’obesità .
Secondo gli studi più recenti però, il tessuto adiposo dei mammiferi (uomo compreso) ha la capacità intrinseca di trasformare adipociti bianchi in adipociti bruni, e viceversa. Il tessuto adiposo bruno, non è numericamente costante nella sua popolazione cellulare, ma si espande e si restringe al bisogno. La scoperta di questi meccanismi biologici apre le porte a futuri sviluppi nel trattamento dell’obesità e a una rivisitazione dei principi alla base delle diete ipocaloriche, che a questo punto si dimostrerebbero inefficaci sulla lunga distanza.

La termogenesi adattativa è un meccanismo che permette di produrre calore in risposta a diversi stress ambientali come il freddo, l’iperalimentazione e le infezioni. Nel caso di freddo intenso il calore serve per mantenere costante la temperatura degli organi, mentre nel caso di iperalimentazione questa dissipazione di energia serve come regolatore del peso corporeo. La termogenesi è sotto controllo del sistema nervoso simpatico grazie alla noradrenalina e agli ormoni tiroidei.

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